L’obiettivo d’ogni Centro di PMA è di ottenere la gravidanza per ogni coppia trattata riducendo la percentuale di gravidanze multiple e quindi i rischi per la madre e per il neonato: questa possibilità potrebbe diventare una realtà grazie all’utilizzo di nuove tecniche come il trasferimento allo stadio di blastocisti, attualmente in uso presso il nostro Centro e che ci ha permesso di raggiungere una percentuale di gravidanza del 45% con una riduzione delle gravidanze multiple.

La possibilità di ottenere blastocisti permette di trasferire uno o due embrioni eliminando il rischio di gravidanze triple e di raggiungere la stessa percentuale di gravidanza rispetto al trasferimento di 3 embrioni: è stata riportata una percentuale di gravidanza in donne con fattori prognostici positivi (giovane età, buona risposta alla stimolazione, embrioni di buona qualità) del 66.3%.

Ma cos’è una blastocisti

La blastocisti è un embrione in avanzato stadio di sviluppo, che si è diviso tante volte (fino a 100-200 cellule rispetto alle 4-8 di un embrione in terza giornata) ed è praticamente pronto per impiantarsi: la blastocisti ha percorso un lungo cammino per raggiungere questo stadio ed ha pertanto superato molte prove. Per sopravvivere dopo il terzo giorno deve attivare il proprio patrimonio genetico e non tutti gli embrioni vi riescono: solo il 30-40% degli embrioni diventeranno blastocisti, quelli più divisi, più sani, più forti e che hanno al maggior possibilità di impiantarsi. Da ciò la maggior possibilità di sopravvivere una volta trasferiti in utero.

Quando transferire una blastocisti

Tradizionalmente nel corso di un ciclo FIVET il transfer avviene al 2°-3° dal transfer per l’incapacità di coltivare gli embrioni in vitro fino al quinto giorno: l’ulteriore conoscenza delle necessità nutrizionali degli embrioni nelle varie fasi di sviluppo ha permesso di formulare i cosiddetti terreni sequenziali, in grado cioè di fornire tutte le sostanze nutritizie di cui un embrione ha bisogno per svilupparsi sino allo stadio di blastocisti e di simulare così come avviene naturalmente nel tratto riproduttivo materno permettendo di raggiungere lo stadio di blastocisti con maggiori possibilità di sopravvivenza e più alte possibilità d’impianto.Alcuni autori hanno dimostrato come non sia possibile prevedere quale embrione di quelli che hanno raggiunto la terza giornata di sviluppo raggiungerà lo stadio di blastocisti e sebbene la capacità di un embrione di raggiungere tale stadio rappresenta una tappa fondamentale, altri fattori giocano un ruolo per l’ulteriore sviluppo. In un prossimo futuro potremo essere in grado di determinare quale blastocisti sia destinata ad impiantarsi, ed allora il trasferimento di una singola blastocisti sarà la norma e la gravidanza molto probabile.
L’introduzione della legge 40 in tema di procreazione medicalmente assistita, che limita a tre il numero di ovociti da inseminare, aveva posto un severo limite all’utilizzo di questa tecnica: dal momento che solo il 30-40% degli embrioni sopravvive sino allo stadio di blastocisti potrebbe verificarsi che inseminando solo tre ovociti nessuno di questi raggiunga lo stadio di blastocisti e pertanto non si possa effettuare il transfer, ma la sentenza della corte costituzionale che rimette al medico la decisione su quanti ovociti inseminare affinchè si possa giungere al transfer sempre al massimo di tre embrioni, ha permesso di riconsiderarne l’uso estensivo.
L’applicazione di questa tecnica va pertanto discussa con la coppia considerando tutti i fattori che ne possono limitare il successo.